Dopo le riflessioni di qualche giorno fa su quale sia lo scopo nel 2018 dello sciamano nella nostra società, oggi mi chiedo: io chi sono? E la risposta è Io Sono.

Trovo che questa sia una delle domande principali che si pone ogni essere umano. A ognuno le sue personali risposte. Questa è la mia.

Sono uno sciamano?

sono uno sciamano?Oggi i termini sciamanesimo e sciamano hanno perso il loro originario significato e vengono troppo spesso abusati.
La parola sciamano, nel 2018, è un’etichetta che designa un insieme, nel quale sono stati inseriti tutti quei guaritori spirituali, in giro per il mondo, accomunati da pratiche animiste antiche di connessione con la natura e il mondo degli spiriti.

In questi termini, probabilmente, potrei essere definito tale.

Ma se recuperiamo il termine originario di sciamano, shaman di origine siberiana, allora non sono uno sciamano, non essendo siberiano. Allo stesso modo non sono uno Dhami / Jhankri  perché non sono nepalese, un curandero o medicine man perché non sono nativo americano.

Non nego che anni fa desideravo profondamente scoprire di essere uno sciamano e tutt’oggi mi piacerebbe essere nato nel luogo e nella cultura che amo di più, per poter accedere alla sua totalità di insegnamenti. Poi sicuramente non sarei stato uno sciamano lo stesso! Ahahah

Ma allora chi sono?

Io sonoIo sono.

Questa è la risposta che mi è arrivata.

E’ nel momento che riconosciamo il nostro spazio identitario che siamo, senza bisogno di apparire o di essere riconosciuti. Io sono Valerio prima di tutto e poi un guaritore e un iniziato. Non dico di essere un iniziato perché stamattina mi son svegliato pensando di essermi autoiniziato a qualcosa (come alcuni fanno), ma perché provengo da un percorso iniziatico tradizionale, della mia cultura.

Sono un iniziato perché faccio parte di un ordine iniziatico tradizionale e perché, negli anni, ho ricevuto iniziazioni agli insegnamenti andini e nepalesi da detentori diretti di quei lignaggi.

iniziazioneSono anche consapevole che una iniziazione è virtuale, ovvero in sé non ha alcun valore, se non viene vivificata. Solo in questo modo diventa reale. So con certezza di aver vivificato le mie iniziazioni, quali porte che si sono aperte lungo il mio cammino, mostrando nuovi orizzonti.

Ecco perché spesso mi chiedo come mai, oggi, dobbiamo essere sciamani a tutti i costi, non riconoscendo il nostro valore, sentendoci inferiori o imperfetti. Non è così e, quando lo capisci, è un grande salto e puoi affermare con fierezza: Io Sono.

Il fatto di poter praticare lo sciamanesimo e, nello specifico utilizzare tecniche andine e nepalesi, mi permette di integrare la mia pratica, portando la massima attenzione al mio sentire e sviluppando una conoscenza nel nostro territorio dispersa.

Dalla notte dei tempi le popolazioni incontrandosi o scontrandosi hanno integrato le proprie culture e questo, anche oggi, non può che essere un segno di ricchezza.

Conclusioni

Oggi so che non mi interessa appropriarmi di un termine che non mi appartiene, non mi serve un’etichetta che mi identifichi, perché ciò che importa è chi sono nel profondo e come lo manifesto nel mondo.

Spero che questa condivisione possa essere di aiuto a te che leggi, per comprendere che una definizione limita le proprie potenzialità, per capire che, come diceva Hesse, non importa apparire ma essere. Solo tu, camminando sulla via che hai scelto, potrai sapere chi sei.

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