Spider-Man Brand New Day:

cosa ci insegna sull'Ombra e la crescita personale

Giovedì scorso sono andato a vedere Spider-Man Brand New Day.

Sì, se non lo sapevi… sallo!
Sono un po’ nerd e amo i supereroi, rigorosamente Marvel.
E Spider-Man, sin da bambino, è il mio preferito: non potevo mancare.

Ma la vera domanda è: tu sei rimasto abbastanza in contatto col te bambino da amare ancora i supereroi?
Però non dirmi quelli DC!
Dai, scherzo.
Ti voglio bene lo stesso.

 

Ora torniamo seri, perché oggi voglio parlarti di questo nuovo capitolo di Spider-Man.

Perché ha trattato in maniera eccezionale alcuni temi che per me sono di grande interesse e che forse dovrebbero esserlo anche per te, se ti stai muovendo su un cammino di crescita personale.

Vediamoli assieme.
Ma prima… se non hai ancora visto il film e vuoi vederlo, salvati questo post per dopo: ALLERTA SPOILER.

Fatta la premessa, diamo il tempo a chi non vuole spoiler di andare oltre, e veniamo al dunque.

Il bozzolo: il segnale che qualcosa sta per rinascere

Il tema principale di Spider-Man Brand New Day è l’identità e la sua perdita.

Ci hanno fatto sopra anche lo spot con Totti.
Ma prima di parlarne c’è un altro tema che mi preme, ed è passato un po’ più in sordina.

In Brand New Day, Peter vive qualcosa che sfugge al suo controllo cosciente. La mutazione genica si attiva e si sveglia sospeso nel vuoto, avvolto in un bozzolo di ragnatele. Non ricorda nulla: qualcosa è successo nella sua incoscienza, ma una cosa è chiara: quelle ragnatele non sono uscite dai suoi lancia ragnatele.

Peter si spaventa, e vorrei vedere chi non lo farebbe. Teme che il ragno possa prendere il sopravvento e trasformarlo in un mostro. Sta male: prima mal di testa costanti, poi dolori e bruciori incomprensibili alle braccia. Non vuole trasformarsi, e fa di tutto per bloccare il processo.

Parliamone.
Innanzitutto il bozzolo: i ragni non sono bruchi, non si racchiudono in bozzoli, ma vi racchiudono le uova, per proteggere i nascituri. Anche se i ragni non lo fanno, il messaggio arriva comunque chiaro: sta per succedere qualcosa.

Una metamorfosi, una rinascita.

Forse Peter perderà la sua umanità, la sua identità, e diventerà un mostro.
O forse no.
Chissà.

Peter rinasce.
La mutazione lo porta a creare le ragnatele direttamente dal corpo e potenzia i suoi “sensi di ragno” così tanto da fargli scoppiare la testa. Poi arrivano i terrificanti occhi neri, a rappresentare il sopravvento del ragno. Non sa gestire questi nuovi poteri: ne ha paura, e cerca in tutti i modi di rifiutarli e bloccarli.

Perché il cambiamento fa paura (e come attraversarlo)

Cosa ci insegna tutto questo?

La prima cosa che possiamo imparare è che il cambiamento non è indolore e forse è proprio per questo che ci spaventa. Non è indolore perché corpo e mente devono uscire dalla zona di comfort: qualcosa è cambiato e serve un nuovo adattamento, un nuovo equilibrio.

 

Quante volte lo hai già vissuto anche tu.

 

Io, per esempio, ricordo quando feci la rieducazione posturale. I primi mesi erano un delirio: dolori costanti alla schiena, ai piedi, alle ginocchia. Il mio corpo non era abituato a quella nuova postura, più sana ma imposta. Poi, passato il periodo di adattamento, ho cominciato a stare bene. Davvero bene.

 

Sta succedendo la stessa cosa ora con la dieta. Il primo mese è stato durissimo, perché la dietista aveva eliminato tutte le mie abitudini, i miei porti sicuri, e mi aveva chiesto qualcosa di profondamente diverso. Ora sono nuove abitudini che vivo con serenità (anche quando ne farei volentieri a meno).

 

Quindi, se vuoi stare meglio, devi mettere in conto una fase iniziale di dolore, per lasciare andare le vecchie abitudini con cui ti eri identificato.

 

Ma voglio rassicurarti su una cosa: se il dolore fa parte del processo, possiamo comunque decidere quanto peso dargli. Mi spiego meglio: il vero motivo per cui il cambiamento è così doloroso è che, proprio come Peter, il più delle volte cerchiamo di opporci ad esso.

Immagina un fiume: e' piu' faticoso seguire la corrente o remarci contro?

Ecco, il 90% delle volte remiamo contro e questo consuma un mare di energia, fatica e dolore.

Spider-Man Brand New Day occhi neri

Gli occhi neri: l'Ombra che vuole essere ascoltata

La cosa più potente, per me, sono proprio quegli occhi neri. Con loro vediamo scomparire la personalità di Peter ed emergere il ragno, il mostro. Il nero, l’oscurità, ma anche la profondità.

 

È l’emersione di quella parte presente in ognuno di noi, quella che fa paura perché è potente, profonda, istintiva, animale. Potrei chiamarla inconscio, ma preferisco chiamarla alla maniera sciamanica: Ombra.

 

Sarà capitato anche a te di sentire emergere una forza dirompente. Una forza che non comprendevi, ma di cui percepivi la potenza creativa. Una forza di cui hai avuto paura.
A me è successo a 17 anni, e ne ho avuto paura finché non l’ho riconosciuta e incanalata.

 

Se l’hai già provato, scommetto che hai cercato di allontanarla, di richiuderla in uno sgabuzzino, come mi disse Sara, quando lavorammo assieme sui suoi blocchi emotivi. Il problema è che finché ne avrai paura, finché la allontanerai o cercherai di sopprimerla, vivrai un conflitto interno che non ti permetterà di rinascere alla tua essenza, nel tuo pieno potenziale.

Cercando di sopprimere il ragno, Peter non e' ne' Peter ne' Spider-Man. E' fragile, confuso, debole.

Cosa succede quando rifiutiamo la nostra Ombra?

Per noi esseri umani del 2026 è abbastanza naturale che accada: non siamo abituati ad ascoltarci e veniamo da secoli in cui ci hanno insegnato che la parte istintuale è brutta, negativa, un mostro da rifiutare.

 

Lo sciamanesimo, proprio per noi oggi, può essere una chiave di svolta, perché ci insegna a integrare. Ci insegna che l’Ombra non è un mostro da combattere, ma una parte da cui emerge il nostro potere personale: una parte da vedere, ascoltare e integrare.

E' dall'Ombra che arriva il potere.
E' dal ragno che Peter attinge il suo.

Se fossi stato lì, davanti a Peter, lo avrei invitato a non avere paura. Lo avrei accompagnato ad abbracciare il ragno, non a rinchiuderlo in uno sgabuzzino. Perché non possiamo essere nel nostro pieno potere finché siamo in conflitto con noi stessi, finché pensiamo che una parte di noi (e quindi noi) sia un mostro.

 

Finché rifiutiamo l’Ombra, impediamo alla nostra energia di fluire, e questo produce tensione, blocchi emotivi o malattia. Per fortuna Peter ci arriva, e scopre di non trasformarsi in un ragno mostruoso, ma nella versione più autentica di sé. E noi con lui.

 

Una riflessione sorge spontanea: quante volte siamo noi la causa della nostra infelicità e dei nostri dolori?

Forse sempre.

Credo sia un insegnamento enorme.

Il dolore che risveglia la trasformazione

Spider-Man ci dà anche un altro insight: perché avviene questa mutazione? Cosa la risveglia? Secondo te?

 

Il dolore.

 

Spidy si sacrifica per gli altri, rinuncia alla sua identità per salvare chi ama. Ma questo produce un dolore costante, stress, traumi… come quando vede Mary Jane baciarsi con un altro, e sente infrangersi il suo “vero amore”.

 

Sono i traumi che viviamo ogni giorno ad attivare l’Ombra. Possono portarci a stare male, o a evolverci nel nostro cammino. È una scelta: cosa facciamo di questa esperienza dolorosa? La risposta la lascio a te.

 

Io amo usare i miei momenti di difficoltà come trampolini per andare ancora più in profondità, oltre le armature e le maschere, alla ricerca della mia essenza. Ma solo dopo essermi dato il permesso di starci dentro.

Sono il Ragno o sono Peter? Il tema dell'identità

Ora è arrivato il momento di parlare dell’altro grande tema di Brand New Day: l’identità.

Perché il “chi sono io?” è la causa della metamorfosi, ma anche il viaggio dell’eroe, un viaggio che riguarda ogni essere umano, nel suo mondo.

"Sono il ragno o sono Peter, un uomo?"

È la domanda che Peter si ripropone più volte.

 

Nella nostra quotidianità diventa, per esempio:
sono Valerio,
sono un brav’uomo,
sono onesto,
sono uno sciamano,
sono umile.

 

Ma anche:
sono sbagliato,
sono stronzo,
sono cattivo.

 

Cosa sono?

 

Come esseri umani abbiamo bisogno di identificarci, di essere riconosciuti dagli altri dentro delle categorie, altrimenti non esistiamo. Potresti aver bisogno di identificarti come brav’uomo perché da bambino hai imparato che, se non eri sempre bravo, non ricevevi l’amore dei tuoi genitori. E così, oggi, ti impedisci di essere autentico.

 

E se ti dicessi che puoi essere sia un brav’uomo che uno stronzo? Che è legittimo?

 

Ho imparato una cosa bellissima durante la mia formazione in Professional Helper e PNL: siamo l’una e l’altra cosa, e molto di più ancora. Il problema è che ci focalizziamo solo su una parte, nascondendo (prima a noi stessi che agli altri) l’altra, l’Ombra.
Perché era funzionale per sopravvivere.
Così perdiamo di vista le infinite possibilità che siamo, e non esprimiamo il nostro pieno potenziale.

 

Ci hai mai pensato?
Se la risposta è no, prova a osservarti.
Tu sei una brava persona? Dolce, carina, che non si arrabbia mai?
Ne sei sicuro? Non perdi mai la pazienza?
Oppure lo fai, ma subito dopo ti senti mortalmente in colpa?

 

Sii onesto con te stesso: se hai risposto sempre di sì, non ti credo.
È naturale, umano, arrabbiarsi e questo non fa di te una brutta persona.
Forse hai paura di arrabbiarti, di essere stronzo, forse perché perderesti il controllo, e chissà cosa succederebbe.
Cosa succederebbe se te lo permettessi?

Un fiume straripa quando viene contenuto e non ha possibilita' di fluire. Le tue emozioni fanno lo stesso.

Quando nessuno sa più chi sei: il grembo delle infinite possibilità

Un ultimo concetto.
Quando le persone si dimenticano di noi, quando non sanno più chi siamo, ci stanno dando una grande opportunità. Se la tua identità è basata su ciò che gli altri pensano di te, ti perdi, ma hai anche un’occasione: fermarti, gestare e mutare nel bozzolo, per rinascere.

 

Perché questo?
Perché le persone ci caricano delle loro aspettative, delle storie che proiettano su di noi. Io, per esempio, ho imparato fin dall’infanzia che non ero capace, che non ero intelligente. Ci ho creduto, anche se non era vero, e per anni ho costruito la mia identità su quella storia.

Se nessuno sa chi sei, non puoi deludere nessuno. Sei nel mare infinito delle possibilita'. Il grembo della madre.

Allora è il momento di fermarti e ascoltarti davvero. Di capire chi tu vuoi essere, chi sei davvero, e portarlo nel mondo. È la ricerca della tua essenza e autenticità.

E la cosa bella è che quando finalmente ti sei trovato e lo esprimi, anche le persone ti vedono e ti riconoscono.
Come Totti col pallone.
Come Peter col suo amico più caro.

La domanda che ti lascio

La vera domanda con cui voglio lasciarti oggi è: ma tu, ti vedi?

Cosa stai aspettando per farlo?