Nello Sciamanesimo il suono è una componente fondamentale. Tutti, se pensiamo a uno sciamano, lo immaginiamo con un tamburo in mano che canta e danza per propiziare gli spiriti, celebrare una cerimonia o eseguire una guarigione.

Ma perché è così importante il suono?

Dhyangro: tamburo sciamanico nepaleseIl suono è energia allo stato puro, in quanto manifestazione prima della frequenza o vibrazione. Questo fa si che il suono, se correttamente usato, apra le porte dell’invisibile, agendo direttamente sul nostro cervello. In realtà il suono agisce su ogni nostra cellula. La sua potenzialità è, infatti, quella di creare una risonanza, di accordare tutte le vibrazioni del nostro essere in una condizione di totalità ed espansione. A livello scientifico sappiamo che il suono ha la capacità di agire sulle onde cerebrali, andando a abbassarne (o alzarne) la frequenza in modo da stimolare stati alterati di coscienza. Contemporaneamente, però, agisce anche sul battito cardiaco (in particolare la vibrazione del tamburo) e sulla respirazione.

Il suono permette quindi allo sciamano di aprirsi ai mondi invisibili e di mettersi in una condizione ricettiva atta a incorporare gli spiriti.

Suonando il tamburo, il tuo respiro cambia, ascolti il tuo cuore e sei un tutt’uno. Inizi a cantare, poi a danzare, batti i piedi ed entri sempre più in connessione con la Terra, che è la nostra Grande Madre. Ora sei uno con la Madre.

 

monaco tibetanoIl tamburo è lo strumento per eccellenza dello sciamano, non a caso sono sacri o venerabili, oltre che estremamente personali e legati allo sciamano. Spesso alla morte dello sciamano i tamburi vengono distrutti, affinché non possano essere usati da altri, ma possano accompagnare lo sciamano anche nell’aldilà. In alcune tradizioni sono considerati compagni e cavalcature dello sciamano, che viaggia nei diversi Mondi dello Spirito cavalcandone il suono.
Esistono però sciamani che utilizzano altri strumenti come campane, sonagli, o altri strumenti ritmici e ripetitivi i cui suoni possono creare rilassamento e stato alterato di coscienza. Altra caratteristica del suono è quella di funzionare come un cordone, o filo di Arianna, permettendo allo sciamano (o al praticante) di non perdersi nei suoi viaggi e mantenere il contatto col proprio corpo.

Per quel che mi riguarda, le prime esperienze nei Mondi dello Spirito le ho avute suonando le campane tibetane. Spesso mi è capitato che il loro suono, armonico e circolare, portasse il mio Spirito a viaggiare e a incontrare Divinità e Maestri. Poi è arrivato anche il tamburo, che con la sua forte vibrazione ha la capacità di tenermi ancorato e ben presente nel qui e ora, ma allo stesso tempo di portarmi molto lontano.
io e le mie campane tibetaneTrovo che questo sia un aspetto molto interessante nel 2017, perché, vivendo in città, non sempre è possibile godere della vibrazione di un tamburo senza inimicarsi tutto il vicinato… e così trovare uno strumento a noi confacente e che possa essere meno “disturbante” all’esterno, può permetterci di vivere in serenità la nostra pratica. Certamente è possibile usare anche delle tracce registrate, che a volte sono anche molto belle ed efficaci, ma posso assicurarvi che un suono “sintetico” non è confrontabile con uno prodotto dal vivo e, magari, da noi stessi.

Suonando, poi, avviene un processo naturale dentro di noi, che ci porta a cantare, esprimendo la gioia o la passione di ciò che stiamo facendo e vivendo. Quando ciò avviene è un momento magico, in quanto diveniamo noi stessi strumento. L’espansione di coscienza aumenta ancora di più e perdiamo ogni contatto col nostro Ego. Potremmo trovarci a suonare e cantare anche per ore senza nemmeno accorgercene. Io personalmente amo il canto, sin da bambino, e l’incontro col canto sciamanico è stato qualcosa di entusiasmante. Nello sciamanesimo esistono due tipologie di canti: quelli che vengono espressi secondo il linguaggio che conosciamo e quelli che nascono da dentro, in un linguaggio antico, segreto che viene detto divino. Il secondo tipo è quello che amo di più, sgorga da dentro come l’acqua di una sorgente, non ti preoccupi di cosa significhi perché conosci l’intento che lo accompagna e sei rapito dalla sua bellezza. A volte può essere semplicemente suono, come l’emissione degli overtones, ma questo non ne inficia il valore o la forza.

Angaangaq e il suo cantoSarebbe molto bello imparare tutti a cantare in questo modo, senza giudizi, senza paure… scoprendo esclusivamente la bellezza di chi siamo e della connessione con la Natura e tutto ciò che ci circonda. Se vuoi fare questa esperienza, porta la tua attenzione al respiro, inizia a suonare il tuo strumento (se lo hai, non è indispensabile), lasciati andare, segui il ritmo dentro e fuori di te, la melodia che ti nasce dentro… la senti? Pian pianino lascia uscire un suono, cavalca la melodia che nasce dal tuo cuore e, poi, gioisci nell’espressione del tuo canto. Non avere fretta, magari ci vorrà un po’ di pratica per lasciare andare le paure, le censure, i blocchi mentali… ma non appena fatto il click, vedrai che meraviglia!

Com’è andata? Ci sei riuscit@? Se ti va raccontami la tua esperienza!

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